L'importanza delle parole

13 AGO 20
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Durissimo articolo di Merlo, oggi su Rep, sull'uso da parte di Berlusconidel termine “cancro”, per definire una certa magistratura. Pur ritenendoil premier criticabile per questo, mi colpisce la totale faziosità diMerlo, per il quale B. ha “compiuto un passo verso la guerra civileperché, come sappiamo, dopo le legittime armi della critica si arriva allafunesta critica delle armi”. Tocca un problema serissimo Merlo, perché èvero che il confine tra violenza verbale e fisica può diventare sottile eche in Italia sembra essersi persa questa consapevolezza. Ma come si fa adaffrontare questo tema dimenticandosi che si vi è qualcuno da sempreoggetto di attacchi di inaudita violenza verbale quello è B.? Nel 2005 laquantità di offese da lui accumulate, anche nel ruolo istituzionale di capodel governo, era già sufficiente da permettere a un giornalista di scrivereun libro di 267 pagine sull’argomento. Un lungo elenco di contumelie,provenienti anche da autorevolissimi esponenti politici di sx:“dittatorello", "irresponsabile", "pagliaccio", "immorale","antidemocratico", "folle", "stalinista"….Dal 2005 l’elenco si è moltoallungato, anche con ulteriori paragoni ai peggiori dittatori della storia,inclusi i più recenti. Merlo è sottile nell’evidenziare la specificagravità della metafora usata. La volgarità è “ancora dentro il rispettodell’integrità fisica della avversario” mentre “il cancro è unamostruosità da devastare… non c’è più bisogno di discutere né c’ètempo di ragionare: bisogna agire presto”. Peccato che una metaforaparticolarmente amata dagli avversari di B., sin dalla sua discesa in campo,sia proprio quella della malattia, a partire dalla definizione data daMontanelli, di cui la sx si appropriò subito, facendone larghissimo uso.Merlo però non sente il bisogno di fare neppure un fugace accenno a tuttociò. Evidentemente il suo antiberlusconismo viscerale ha la meglio sullasua acuta sensibilità per la pregnanza e l’importanza delle parole.